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La storia

LA CASCINA E I SUOI SVILUPPI NELLA STORIA: DAL MEDIOEVO AL '400

Da Basiglio proseguendo per Binasco, superato il ponticello sulla roggia Carlesca, si raggiunge il nucleo storico di Cascina Vione, al centro di una fitta trama di canali che originano dalle rogge Speziana e Olona, seminascosto da una folta vegetazione.
In passato questo insediamento era una grangia dell’abbazia di Chiaravalle, una di quelle strutture agricole che i monaci, a partire dal XIII secolo e a causa delle numerose guerre sostenute dal Ducato di Milano, trasformarono in nuclei rurali fortificati e organizzati, dotati di uno status giuridico autonomo con speciali privilegi.

Il borgo però è stato fondato nell’Alto Medioevo:
il nome compare per la prima volta in un atto notarile del 1086, come proprietà della famiglia De Villiono. Intorno al 1240 il castrum di Vione passa dalle famiglie De Villiono e De Brembis, feudatari dei Visconti, ai monaci di Chiaravalle, che l’acquistano per incrementare il patrimonio fondiario della vicina abbazia. Nel ‘400 Vione, per volontà del cardinale Ascanio Sforza viene ceduta al monastero di S. Ambrogio di Milano, e rimane sotto il controllo dei monaci fino al 1796. Dal punto di vista territoriale, Cacina Vione passa poi dal feudo degli Sforza a quello dei Birago e nel tempo ad alcune famiglie nobili. Il borgo però ha piena autonomia amministrativa, come Comune di Viglione, fino al 1725, anno in cui, pur essendo molto più popoloso del vicino paese, viene unificato al territorio di Basiglio.

 

Borgo di Vione IeriBorgo di Vione Ieri

 

LA VOCAZIONE DIFENSIVA

La cascina, come altre grange cistercensi, era pensata per essere quasi del tutto autonoma e resistere per qualche tempo in caso di attacco o necessità, tanto che all’interno è stata documentata anche la presenza di una fornace per cuocere mattoni e materiale per la manutenzione degli edifici, oltre a quella del mulino, delle fucine dei fabbri e grandi silos per stivare le granaglie.

Ancora oggi, una lunga cinta muraria  lambita da un fossato rievoca il suo aspetto di centro agricolo fortificato, mentre all’interno lo spazio si articola in numerose corti che si sviluppano attorno all’architettura centrale della chiesetta di S. Bernardo. Il carattere difensivo della cascina è evidente anche negli edifici di maggior rilievo storico, come la villa padronale: i piccoli porticati al piano terra ne limitano la comunicazione con l’esterno, rivelando le chiare vocazioni difensive nonostante la mancanza di apparati espressamente fortificati.


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LA CASCINA DAL 500' AL 700'
Vione dall’alto sembra un mosaico di case, di tetti rossi e di corti e di giardini, in mezzo ai campi regolari della Bassa Milanese.
Un paesaggio immutato fin dall’Alto Medioevo, da quando la cascina inizia a comparire nelle cronache locali, nelle mappe come con un nome che varia da “Villone” a “Vione”.Una carta del 1573 illustra le visite pastorali di Carlo Borromeo nelle parrocchie e nelle pievi della “strada Ticinese che va a Pavia”, e già compare la Cascina Vione, vicino a Basiglio, nelle vicende del sud di Milano. 

I contorni e la disposizione degli edifici cambiano nel tempo, ma la vocazione agricola dell’area intorno alla cascina rimane immutata: nella storia cambiano i confini del Ducato di Milano prima e della Provincia poi, ma la geografia degli insediamenti umani in questo lembo di Pianura rimane costante.
Nel ‘700 Basiglio e Vione sono già centri di notevole rilievo. Lo si vede in una carta elaborata dagli astronomi di Brera nel 1722 di tutto il territorio che va da Novara, quindi dal fiume Ticino, nei dintorni di Mantova. Milano è ancora quasi tutta racchiusa dagli antichi bastioni spagnoli del 1546, e si sviluppa ben poco al di fuori delle mura. La Cascina e il vicino paese di Basiglio, trovandosi sulla direttrice che collega il capoluogo lombardo a Pavia, sono al centro di un’area profondamente agricola e di una rete di vie e di canali che consentono di trasportare i prodotti del contado ai mercati della vicina città di Milano.

 

DALL'800 AI GIORNI NOSTRI
Nell’ 800 le tracce delle trasformazioni della cascina si fanno più evidenti: nel 1853 la nobildonna Carolina Minetti, proprietaria di Vione, in una lettera, una sorta di condono presentato al catasto Lombardo Veneto, descrive gli interventi effettuati alla cascina. Molti edifici sono stati costruiti e molti altri sono stati modificati; il borgo si presenta come un insediamento ben consolidato, caratterizzato da grandi edifici con ampi porticati che si radunano intorno ad un corpo centrale più antico costruito intorno al nucleo primario della chiesetta e della villa padronale.
È già una struttura che si avvicina molto a quella di oggi.Nel periodo tra il 1866 e il 1887 si viene a costituire intorno alla cascina l’attuale sistema di strade e si consolida quello di canali navigabili e di rogge che sono indispensabili per le comunicazioni ed i trasporti nella Pianura Padana. In un atto di vendita del 1912 una mappa mostra la proprietà quasi immutata nei confini e negli edifici, praticamente nella sua fisionomia attuale. L’atto descrive la cascina non solo come  complesso architettonico ma anche come vero e proprio monumento e luogo dove l’attività agricola ed economica si svolge in modo florido ed intenso. Una gran parte del territorio della cascina, dai documenti è già destinato a risaie, pascolo, bosco e giardino, una caratteristica che rimarrà nel tempo fino ai giorni nostri.
La conservazione della Cascina negli anni è stata facilitata anche dall’istituzione del Parco di Milano sud: tutto il territorio è vincolato e gli edifici ed il terreno circostante la cascina (evidenziato in giallo) sono stati preservati da cambiamenti e trasformazioni e sono e saranno in futuro immodificabili e tutelati.Il 26/9/2007 è stata firmata una convenzione con il comune di Basiglio e le aree circostanti sono state rese inedificabili.

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